Negli impianti di gassificazione di biomassa e di carbone il tar rappresenta un grosso problema perché deve essere eliminato dal syngas ma possiede gran parte del potere calorifico del combustibile di partenza. Per questo motivo è interessante sviluppare un processo che renda il suo recupero vantaggioso. In questo lavoro è stato realizzato un metodo di abbattimento del tar volto al suo recupero: il cracking autotermico dei gas di pirolisi. E’ stata avviata una campagna di sperimentazioni su un impianto di classificazione di laboratorio. L’impianto è costituito da un reattore di gassificazione di tipo up‐draft seguito da un reattore di cracking catalitico a base di allumina. Poiché le reazioni di cracking sono endotermiche, è necessario fornire energia al sistema dall’esterno. Il secondo reattore è quindi riscaldato da una resistenza elettrica esterna. Per aumentare il vantaggio economico ed energetico che deriva dal recupero del tar, si è cercato di rendere il secondo stadio del processo autotermico, effettuando un’ossidazione parziale del gas di sintesi e del tar prodotti nella gassificazione. Sono state condotte diverse prove sperimentali che hanno evidenziato la difficoltà di raggiungere all’interno del reattore di cracking la temperatura di innesco della miscela gassosa in uscita dal gassificatore. La temperatura di innesco del gas, che è stata misurata pari a 410 °C, è stata raggiunta mantenendo la temperatura della resistenza esterna a 800 °C. Le difficoltà sono dovute al fatto che il gas esce troppo freddo (350°C) dal reattore di gassificazione ed incontra l’aria, che entra anch’essa fredda, ad una temperatura troppo bassa per permettere l’avvio della reazione. I risultati ottenuti sono incoraggianti. Si ottiene infatti una riduzione drastica del tar ed il gas in uscita dal reattore di cracking contiene ancora un’elevata concentrazione di CO e CH4 dopo aver subito l’ossidazione parziale.

Realizzazione e sperimentazione di un dispositivo di abbattimento del tar

2012

Abstract

Negli impianti di gassificazione di biomassa e di carbone il tar rappresenta un grosso problema perché deve essere eliminato dal syngas ma possiede gran parte del potere calorifico del combustibile di partenza. Per questo motivo è interessante sviluppare un processo che renda il suo recupero vantaggioso. In questo lavoro è stato realizzato un metodo di abbattimento del tar volto al suo recupero: il cracking autotermico dei gas di pirolisi. E’ stata avviata una campagna di sperimentazioni su un impianto di classificazione di laboratorio. L’impianto è costituito da un reattore di gassificazione di tipo up‐draft seguito da un reattore di cracking catalitico a base di allumina. Poiché le reazioni di cracking sono endotermiche, è necessario fornire energia al sistema dall’esterno. Il secondo reattore è quindi riscaldato da una resistenza elettrica esterna. Per aumentare il vantaggio economico ed energetico che deriva dal recupero del tar, si è cercato di rendere il secondo stadio del processo autotermico, effettuando un’ossidazione parziale del gas di sintesi e del tar prodotti nella gassificazione. Sono state condotte diverse prove sperimentali che hanno evidenziato la difficoltà di raggiungere all’interno del reattore di cracking la temperatura di innesco della miscela gassosa in uscita dal gassificatore. La temperatura di innesco del gas, che è stata misurata pari a 410 °C, è stata raggiunta mantenendo la temperatura della resistenza esterna a 800 °C. Le difficoltà sono dovute al fatto che il gas esce troppo freddo (350°C) dal reattore di gassificazione ed incontra l’aria, che entra anch’essa fredda, ad una temperatura troppo bassa per permettere l’avvio della reazione. I risultati ottenuti sono incoraggianti. Si ottiene infatti una riduzione drastica del tar ed il gas in uscita dal reattore di cracking contiene ancora un’elevata concentrazione di CO e CH4 dopo aver subito l’ossidazione parziale.
Utilizzo pulito combustibili fossili;Cattura e sequestro CO2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12079/6523
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