Le problematiche protezionistiche connesse con l’esposizione occupazionale nei reparti di Risonanza Magnetica hanno rivestito un ruolo fondamentale nel processo di sospensione, e successiva revisione, della Direttiva 2004/40/CE sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici tra 0 e 300 GHz. Tale processo si è concluso con l’abrogazione della direttiva stessa, sostituita dalla Direttiva 2013/35/UE che gli Stati Membri dell’Unione Europea dovranno recepire entro il 1 luglio 2016. Tra le tematiche di maggiore interesse in questo ambito assume particolare rilevanza quella relativa al movimento dell’operatore nel campo magnetico statico (CMS) non essendo stata, ad oggi, ancora definita una metodologia per la misura e la valutazione dell’esposizione. La Direttiva 2013/35/UE affronta esplicitamente il problema degli effetti associati al movimento, rimandando per una valutazione esaustiva alla prevista pubblicazione di pertinenti linee guida da parte dell’International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), relative ai campi elettrici indotti nel corpo umano dal movimento in un campo magnetico statico e da campi magnetici variabili a frequenze inferiori a 1 Hz. La Commissione Europea avrebbe dovuto inserire queste linee guida (poi pubblicate nel 2014) negli allegati della direttiva stessa, attraverso un atto delegato che non è stato adottato. Si pone quindi il quesito su come procedere alla valutazione dell’esposizione di un lavoratore che si muove in un campo magnetico statico, sia nell’ottica di fornire indicazioni applicative per assolvere all’obbligo di valutazione del rischio da esposizione ai campi elettromagnetici (già cogente in Italia ai sensi del D..Lgs. 81/08 e s.m.i.), sia allo scopo di approfondire i sottostanti aspetti tecnico-scientifici. Nel presente lavoro verranno discussi due possibili approcci: il primo prevede l’applicazione dei soli requisiti di protezione stabiliti dalla Direttiva 2013/35/UE, mentre il secondo si basa sia sui requisiti della direttiva, sia sulle indicazioni dell’ICNIRP (ICNIRP, 2014).

Campi magnetici statici negli ambienti di lavoro: problematiche legate al movimento e approcci alla valutazione dell’esposizione

G. M. Contessa;V. Lopresto;R. Pinto;
2016

Abstract

Le problematiche protezionistiche connesse con l’esposizione occupazionale nei reparti di Risonanza Magnetica hanno rivestito un ruolo fondamentale nel processo di sospensione, e successiva revisione, della Direttiva 2004/40/CE sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici tra 0 e 300 GHz. Tale processo si è concluso con l’abrogazione della direttiva stessa, sostituita dalla Direttiva 2013/35/UE che gli Stati Membri dell’Unione Europea dovranno recepire entro il 1 luglio 2016. Tra le tematiche di maggiore interesse in questo ambito assume particolare rilevanza quella relativa al movimento dell’operatore nel campo magnetico statico (CMS) non essendo stata, ad oggi, ancora definita una metodologia per la misura e la valutazione dell’esposizione. La Direttiva 2013/35/UE affronta esplicitamente il problema degli effetti associati al movimento, rimandando per una valutazione esaustiva alla prevista pubblicazione di pertinenti linee guida da parte dell’International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), relative ai campi elettrici indotti nel corpo umano dal movimento in un campo magnetico statico e da campi magnetici variabili a frequenze inferiori a 1 Hz. La Commissione Europea avrebbe dovuto inserire queste linee guida (poi pubblicate nel 2014) negli allegati della direttiva stessa, attraverso un atto delegato che non è stato adottato. Si pone quindi il quesito su come procedere alla valutazione dell’esposizione di un lavoratore che si muove in un campo magnetico statico, sia nell’ottica di fornire indicazioni applicative per assolvere all’obbligo di valutazione del rischio da esposizione ai campi elettromagnetici (già cogente in Italia ai sensi del D..Lgs. 81/08 e s.m.i.), sia allo scopo di approfondire i sottostanti aspetti tecnico-scientifici. Nel presente lavoro verranno discussi due possibili approcci: il primo prevede l’applicazione dei soli requisiti di protezione stabiliti dalla Direttiva 2013/35/UE, mentre il secondo si basa sia sui requisiti della direttiva, sia sulle indicazioni dell’ICNIRP (ICNIRP, 2014).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12079/59973
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